25 Giugno 2009
I rifiuti: un business … non sempre lecito
E’ sotto gli occhi di tutti che il “problema rifiuti” è un’emergenza nazionale se non europea e mondiale. Non serve ricordare i fatti di Napoli o la più recente emergenza Palermo, per comprendere che le dimensioni della gestione diventano sempre più insostenibili, se non si trovano soluzioni in tempi rapidi che vanno dalla termovalorizzazione, alla corretta raccolta differenziata ed alla riduzione della quantità di imballaggi che vanno smaltiti, che avvolgono tutti i prodotti (e merci) che troviamo al supermercato, in qualsiasi punto vendita o che riceviamo in spedizione, ecc. Secondo alcune dati pubblicati dall’OECD, mediamente nel mondo vengono prodotti quasi 600 kg di rifiuti pro capite per anno. E’ un dato davvero preoccupante!
Una buona strada per ridurre i costi sia economici (anche per le Pubbliche Amministrazioni che gestiscono i servizi di asporto rifiuti), che ambientali nonché sociali è la promozione della strategia delle 3 R, cioè: recupero, riciclaggio, riduzione. Tutto questo affinché un rifiuto possa anche diventare risorsa, e non solo: un’opportunità di riduzione dei costi ovvero la creazione di utili e di occupazione.
Purtroppo non tutto funziona così … attorno al problema rifiuti, proprio perché può rappresentare un potenziale business, si creano le condizioni per circoli collaterali non sempre leciti, che fruttano però utili elevatissimi.
E’ notizia di oggi (25/6/09) che in provincia di Padova è stato arrestato un imprenditore che inviava rifiuti abusivamente in Cina. Ma quante di queste notizie sono apparse negli anni attraverso i mass-media? Quanto citato non è pertanto una novità!
Ecomafia è un neologismo coniato da Legambiente, ormai di uso comune tanto che è riportato anche nei più recenti vocabolari, che sta ad indicare questo fenomeno: organizzazioni criminali che recano reati danneggiando l’ambiente.
I rifiuti sono molto spesso coinvolti in queste attività illecite, che vedono ingaggiati operatori a livello internazionale e che le esercitano a livello di tutta la filiera: dalla produzione (dichiarando produzioni inferiori), al trasporto (manomissione dei documenti, spedizioni in destinazioni diverse da quelle previste inizialmente) ed allo smaltimento finale (soprattutto per quanto attiene ai rifiuti pericolosi ed alle scorie nucleari). Per quest’ultima fase ricordiamo l’abbandono di rifiuti, trattamenti inadeguati, la creazione di discariche abusive e l’utilizzo non corretto (ad esempio fanghi industriali come fertilizzanti in agricoltura).
Secondo il Rapporto Ecomafia 2009 di Legambiente , in Italia l’ecomafia non conosce crisi: nel 2008 ha incassato 20,5 miliardi di Euro con l’abusivismo edilizio, il traffico di rifiuti, il saccheggio dell’ambiente. Gli ecoreati accertati in Italia lo scorso anno, sono stati 25.776: quasi 71 al giorno ovvero 3 ogni ora, in tutto il territorio nazionale e non solo in quelli che tradizionalmente vengono collocate le associazioni criminali di stampo mafioso.
Allora è proprio vero: i rifiuti sono un business a livello globale … non sempre però lecito.


Scritto il 26-6-2009 alle ore 10:46
Riallacciandomi alle tue ultime parole, ritengo, inoltre, ormai indifferibile anche l’introduzione nel nostro ordinamento di fattispecie più “pesanti” relative ai c.d “ecoreati”, come è stato ventilato ormai da tempo.
Probabilmente ciò avverrà solo a seguito delle iniziative (regolamento o direttiva) che verranno prese dal legislatore comunitario.
Scritto il 27-6-2009 alle ore 15:25
Claudio, infatti, hai ragione. Di “ecoreati” ne esistono varie tipologie che devono essere classificati e regolamentati
Scritto il 4-12-2009 alle ore 11:56
La questione del traffico illecito dei rifiuti - come da te correttamente evidenziato nel post - è effettivamente drammatica e la sua dimensione colossale (per reati, per danni all’ambiente e per le cifre di denaro che smuove e “ricicla”) si può comprendere almeno in parte solo grazie alla lettura di libri o dossier appositi come quelli da te indicati (per es., Rapporto Ecomafia 2009, cfr. http://www.legambiente.eu/onal/dossier_rifiuti.php; http://www.legambiente.eu/documenti/2009/0505_rapportoEcomafia09/index.php).
Speriamo che le iniziative legislative - laddove correttamente supportate anche per la parte economica - possano far rendere ancora più efficiente il fronte del contrasto a tale fenomeno offerto dalle nostre istituzioni, spesso povere di mezzi e di uomini: mi riferisco all’introduzione degli eco-reati nel codice penale, al nuovo sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti (SISTRI), e ad una attenta verifica dei siti da bonificare (comprese le eventuali “navi dei veleni”). Ne ho anche accennato in un mio recente post: http://claudiobovino.postilla.it/2009/11/16/ecoreati-entro-il-2010-nel-codice-penale/
Tra l’altro, l’integrazione dei reati ambientali nel codice penale, più che ad una iniziativa “spontanea” del nostro legislatore, sarà probabilmente garantita dall’obbligo pendente in capo all’Italia di recepire la direttiva 2008/99/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 sulla tutela penale dell’ambiente (termine di recepimento: 26 dicembre 2010).
Tale direttiva figura nell’allegato B del DDL della legge comunitaria 2009, cioè tra le direttive per il cui recepimento occorrerà osservare una procedura “aggravata” dalla sottoposizione del relativo schema di provvedimento attuativo al parere dei competenti organi parlamentari.
Qui c’è il link per scaricare la direttiva 2008/99/CE in pdf: http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2008:328:0028:0037:IT:PDF
Qui, invece, c’è il link alla scheda sul DDL della legge comunitaria 2009, che ora ha assunto la denominazione di Atto Senato n. 1781 “Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee - Legge comunitaria 2009″ (http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Ddliter/34190.htm), assegnato alla 14ª Commissione permanente (Politiche dell’Unione europea) ed attualmente in corso di esame.